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356B Cabrio

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Porsche 356B Cabriolet (1961)
- Burago -

La Porsche 356 è un modello di automobile, sia coupé che roadster, prodotto dalla Porsche ininterrottamente dal 1948 al 1966. Può essere considerato il primo modello "di serie" prodotto dalla casa di Stoccarda.

In poco meno di un ventennio si sono succedute parecchie versioni, con differenti motorizzazioni. Il nome "Carrera" comparve per la prima volta proprio sulle versioni più potenti della 356, quelle con doppio albero a camme in testa.

Gmund in Karnten è una piccola, graziosa cittadina della Carinzia, in Austria, adagiata a 750 metri d’altitudine in una posizione soleggiata fra le valli Maltatal e Liesertal. Il paesaggio è come nei cartoni animati di Heidi: ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao e la neve bianca sembra latte di nuvola. Ma ascolta che succede nella primavera del 1948. Un rombo esce dalle pareti di legno d’una vecchia segheria, si spande fra baite e fattorie e rimbalza fra le sponde dei fiumi Malta e Lieser riempiendo d’echi la quiete della valle. I cervi dei parchi Hohe Tauern e Nockberge alzano il muso e fiutano l’aria allarmati. Ma i vecchi di Gmünd, come tanti nonni di Heidi, li rassicurano con sorrisi bonari. Sono uomini che nel carattere specchiano il paesaggio solare della valle: sono ospitali, amichevoli, di temperamento forte ma allo stesso tempo allegro e cordiale, amano la musica.

E quei rombi sono una musica nuova, per Gmünd e per il mondo dell’automobile: nella ex segheria sono nati un nuovo costruttore, Porsche, e una nuova auto: la 356, la prima che porta il nome del grande progettista Ferdinand Porsche. Da allora fino ai primi mesi del 1950 i rombi si moltiplicano e diventano suoni familiari alle stradine fra i pascoli, al castello del conte Lodron, alla vecchia rocca, alle antiche chiesette e alla bella piazza della cittadina.
Dopo la 356/1, la prima roadster completata l’8 giugno 1948, esce dalla segheria la 356/2, una coupé con la carrozzeria d’alluminio disegnata da Ervin Komenda come la roadster ed eseguita da Friederich Weber, battilastra proveniente dalla Austro Daimler. A questa seguono tre 356 coupé nel 1948, 25 nel 1949 e 18 nel 1950, tutte battute a mano da Weber e dai suoi aiutanti utilizzando un mascherone di legno, un ceppo, un martello e un cannello ossiacetilenico. Parallelamente alle coupé escono da Gmünd diversi telai con improvvisati sedili di legno, che attraversano la Carinzia verso la Svizzera, a Thun, dove il carrozziere Beutler li veste con carrozzerie spider, sostituito più tardi da Kastenhofer di Vienna.

A parte la 356/1, che ha il motore centrale e il telaio tubolare, le altre hanno il motore posteriore a sbalzo e il telaio a piattaforma come tutte le Porsche 356 prodotte fino al 1966. Da queste si differenziano perché sono interamente costruite a mano, perché hanno la “pelle” d’alluminio e perché montano una meccanica ancora strettamente derivata Volkswagen, anzi spesso recuperata da residuati bellici Typ 82 Kübelwagen con i freni a comando meccanico.
Nella storia della Porsche, la Volkswagen è importante perché in un certo senso la 356 è la versione sportiva del “Maggiolino” ma soprattutto perché lo stesso Maggiolino è nato da un progetto Porsche.
Ciò è riconosciuto dal contratto sottoscritto il 17 settembre 1948 fra il nuovo direttore della Volkswagenwerk, Heinrich Nordhoff, e Ferdinand Porsche, che contempla fra l’altro un marco di royalty per ogni Maggiolino costruito, 20.000 marchi come acconto per le future consulenze (esclusive per le auto fino a 2 litri), la distribuzione e l’assistenza delle automobili Porsche tramite l’organizzazione Volkswagen. Le prospettive aperte dal vantaggioso accordo spingono Ferdinand Porsche e il figlio Ferdinand Anton Ernst, detto “Ferry”, a esporre una 356 cabriolet e una coupé all’attenzione del pubblico internazionale del Salone di Ginevra del 1949.

La coupé costa di listino 9.950 marchi, una cifra ragguardevole, ma non elevata se si pensa che è interamente costruita a mano con la cura che diventerà uno dei fiori all’occhiello del marchio. Così la descrive il depliant: "Peso contenuto, motore elastico con alta potenza specifica, linea perfettamente aerodinamica sono le caratteristiche principali di questa sportiva di razza, piena di temperamento. La berlinetta aerodinamica Tipo 356 soddisfa anche l’automobilista più esigente e difficile! Velocità massima 140 km/h. Eccellente accelerazione. Eccezionale attitudine alla marcia in salita. Anni d’esperienza nella costruzione di auto da corsa hanno dato origine a questo progetto. Il baricentro basso, le sospensioni anteriori e posteriori brevettate e ampiamente sperimentate, gli ammortizzatori idraulici molto efficaci conferiscono a questa automobile così agile le migliori qualità di marcia e un senso di assoluta sicurezza alle alte velocità, anche sui fondi stradali più impegnativi."

Il successo ottenuto dal neo costruttore nella manifestazione elvetica evidenzia che l’ex segheria di Gmünd non potrà soddisfare la domanda. Così nell’estate del 1949 in Porsche pensano di trasferire la produzione.

Dagli anni Trenta possiedono alcuni locali a Stoccarda-Zuffenhausen. Qui sono nati il progetto 7 per la Wanderer (primo progetto dello Studio Porsche), il 12 per la Zundapp, il 32 per la NSU, il 60 per la Volkswagen poi evoluto nella versione da corsa 64, nell’82 Kubelwagen e nel 166 Schwimmwagen di interesse militare. Qui è nato pure il progetto 205 per il carro armato Maus.

L’interesse strategico di tali progetti spinse le autorità governative a suggerire una zona in Cecoslovacchia meno esposta ai bombardamenti nemici, ma il trentaquattrenne Ferry suggerì l’Austria, terra delle proprie origini, in luogo della Cecoslovacchia dove sicuramente non sarebbero stati accolti come amici. Ecco il motivo del trasferimento a Gmünd. Torniamo all’estate del 1949 quando il percorso inverso appare per il momento impossibile. Dalla fine della guerra gli americani occupano quei locali per la manutenzione dei veicoli militari pagando correttamente una pigione e non sarà possibile sfrattarli prima dell’estate 1950.
I Porsche concordano quindi di prendere in affitto 500 mq nell’edificio dalla carrozzeria Reutter in Augustenstrasse, a Zuffenhausen, pagando un marco a metro quadrato al mese. Qui inizia la vera costruzione in serie delle 356. Reutter non conosce le tecnologie dell’alluminio, perciò realizza carrozzerie in acciaio. Il peso aumenta, ma la produzione diventa più veloce.

Alla fine del 1950, il consuntivo delle vendite è di 298 esemplari. Nel 1951 l’offerta di motori comprende tre cilindrate: 1100, 1300 e 1500cc. Nel 1952 debuttano le versioni Super per alcune cilindrate, il cambio sincronizzato e il modello America Roadster prodotto in 16 esemplari. Nel novembre 1954 il nuovo basamento Porsche fuso in tre pezzi sostituisce quello VW e la razionalizzazione impone di ridurre la scelta dei motori ormai giunta a 10 varianti. Nello stesso anno debuttano la Speedster con finiture semplificate per costare meno sul mercato americano, le grigliette sotto i fari per tutti i modelli e la barra antirollio anteriore che migliora la tenuta di strada. Nell’ottobre 1955 il motore 1600 sostituisce il 1500 mentre debuttano il nuovo parabrezza, l’imbottitura di sicurezza sul cruscotto e le altre migliorie che danno origine al modello A. Con questo si conclude il programma tecnico T1 organizzato scientificamente per migliorare il modello.

La 356 è ora un’automobile molto matura e perfettamente efficiente, ma la Casa non smette mai di migliorarla con il sistema dei programmi tecnici. Con il T2 debuttano lo sterzo ZF Ross, i carburatori Solex 32ND1X, la leva del cambio arretrata, gli scarichi nei rostri e le luci posteriori a goccia. Altri momenti fondamentali nella storia del modello 356 sono fissati dal programma tecnico T5 dal quale nasce la 356 B con la forma della carrozzeria che, particolari a parte, arriva fino al 1965. Nuovi sono i paraurti rialzati di circa 10 cm, il volante a calice a tre razze, gli pneumatici radiali e i deflettori di serie.

Nell’autunno 1961 il programma tecnico T6 porta il lunotto e il parabrezza ampliati, i cofani ridisegnati e moltissime migliorie che portano il livello della qualità a uno standard ancora più elevato. All’interno dello stesso T6 nel luglio 1963 nasce l’ultima evoluzione della 356: la C, con molti perfezionamenti da cercarsi sotto la carrozzeria, come la sospensione posteriore resa più flessibile riducendo il diametro delle barre di torsione da 23 a 22 mm in combinazione con la barra antirollio anteriore maggiorata di 1 mm per ridurre ulteriormente il sovrasterzo e, dopo i primi 200 esemplari, i freni a disco che comportano mozzi e ruote di nuovo disegno, riconoscibili anche all’esterno dai nuovi coprimozzi piatti.
Fra le modifiche di dettaglio vi sono gli schienali dei sedili di fortuna più avvolgenti e la maniglia del passeggero ricoperta in gomma e, solo per la versione SC uno speciale albero a gomiti con contrappesi bilanciati per ridurre le vibrazioni agli alti regimi. I successivi programmi tecnici T7 e T8 riguardano la 911. La 356 esce di scena nel 1965, ma una decina di esemplari si costruiscono ancora nel ‘66 per un manipolo di inguaribili amanti del modello che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’auto e nella storia della Porsche totalizzando alla fine oltre 78.000 esemplari: un traguardo inimmaginabile nel 1948 a Gmünd quando in tutto si costruirono cinque auto.


Fonte:
automobilismo.it

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