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Monte Carlo '77

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Lancia Stratos HF #1 (Munari/Maiga) Monte Carlo (1977)
- Solido -

1977: una lama nel buio

Nelle settimane precedenti la gara fece molto discutere il nuovo regolamento che introduceva un limite alla chiodatura dei pneumatici: potevano esserci al massimo 12 chiodi ogni 10 centimetri di battistrada. Si fece tutto un gran discutere che poi si rivelò inutile perchè neve e ghiaccio si videro solo nelle battute iniziali e non influenzarono minimamente il risultato.

Nonostante sia stata l'edizione del poker di vittorie, ancor più importante perchè fui il primo pilota a conquistare lo storico risultato, di questo Monte non c'è molto da raccontare perchè non ci fu storia: dominammo dall'inizio alla fine.
Dopo sole sei speciali, a Gap, avevo già il bel gruzzoletto di 41'' di vantaggio su Alen con la 131 Abarth. Vinsi a mani basse, festeggiando così nel migliore dei modi la prima volta nel Principato con il numero 1 sulle fiancate. Che non avevo mai voluto prima perchè, secondo me, in gare come questa, dove le condizioni meteo cambiano repentinamente, non è mai un vantaggio passare per primi sulle prove speciali.

Avevo ragione a cercare di stare sempre "in campana" in una gara ricca di colpi di scena come Monte Carlo. Non si sapeva mai...
E infatti un problema, manco a dirlo, si manifestò anche quella volta. Si trattò di un guasto all'alternatore, che ci piantò in asso, lasciandoci quasi senza corrente e quasi completamente al buio, fra La Bollene e Moulinet. Non c'era tempo per rimediare, quindi affrontammo il Turinì con due soli fari, quelli centrali, per cercare di non finire la batteria, andando avanti così sinchè non ci fu la possibilità per sistemare l'inconveniente.
Alla fine, io e Silvio Maiga vincemmo il rally con oltre 2 minuti di vantaggio su Andruet, con la 131 Abarth.

Conquistare per la quarta volta Monte Carlo rappresentava di per sè un record: nessuno prima di me c'era riuscito. Quando sognavo di vincere almeno un Monte, all'inizio della mia carriera di pilota, avrei firmato delle cambiali. Adesso ero a quota quattro, avevo raggiunto il massimo, toccavo il cielo con un dito.
Nessuno, a cominciare dai piloti nordici, era riuscito nell'impresa. Io stesso faticavo a crederci: quattro vittorie, tre consecutive nella gara più prestigiosa!

Dire oggi cos'è stato secondo me Monte Carlo continua ad essere tutto sommato semplice. Una specie di campionato del mondo in prova unica. Nel Principato, nel bene e nel male, sono sempre stato protagonista.

Era una gara complicatissima: solo la Corsica - quando si disputava a novembre - era paragonabile al Monte Carlo a livello di difficoltà. La chiave era il repentino e improvviso mutare delle condizioni, da una prova all'altra. Alternavi speciali da slick con altre innevate da massima chiodatura, oppure eri senza chiodi e c'era il ghiaccio. Dovevi andare forte subito, in ogni condizione, con qualunque gomma.
Non c'era tempo per adattarsi, non potevi fare due chilometri per prendere la mano: così avresti beccato distacchi abissali. Era una questione di sensibilità, quella di riuscire ad andare al massimo fin da subito.

Ricordo la prova del Lautaret, 25 chilometri nei pressi di Chamonix, nel '76, Era una speciale mozzafiato, molto veloce. La prima parte era in salita, poi arrivava una discesa "da pelo", il tutto di notte. La scelta delle gomme era molto difficile perchè era asciutto. Tranne un chilometro a cavallo del colle, dove c'era un pò di neve sporca. Alla fine decisi per le slick: fu un bell'azzardo, Segnammo un tempo record, a 116 km/h di media.
Ricordo ancora lo stupore di Thorszelius, il navigatore di Waldegaard, quando ci chiese che tempo avevamo fatto e Silvio gli e lo disse: avevano beccato 20''. La sua faccia era tutto un programma...


Fonte:
Sanro Munari - Una vita di traverso

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